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«Ma allora lei è una suora?»
«Beh… non proprio!»

Due appartamenti a Torino, un equivoco sorridente e la responsabilità di dare seguito alla volontà custodita in un testamento solidale.

Torino · La Mole Antonelliana
Torino · La Mole Antonelliana
2appartamenti venduti
1acquirente per entrambi
Solidarietàuna volontà da onorare

Qualche anno fa mi occupai della vendita di due appartamenti a Torino per conto di un ente morale. Un incarico che richiedeva presenza, approfondimento e una particolare attenzione alle circostanze che, nel tempo, si erano create intorno a quel patrimonio.

Decisi di recarmi sul posto. Per comprendere una situazione complessa, sento il bisogno di osservare direttamente, raccogliere informazioni, porre domande e confrontarmi con le persone.

Fu proprio durante una di queste ricerche che accadde un episodio che ancora oggi ricordo con un sorriso. Mi presentai per chiedere alcune informazioni e pronunciai il nome dell’ente che mi aveva affidato l’incarico. La persona con cui stavo parlando mi guardò e domandò:

«Ma allora lei è una suora?»

«Beh… non proprio!»

Un equivoco spontaneo, che regalò un momento di leggerezza a un viaggio di lavoro tutt’altro che semplice.

Uno dei due appartamenti era infatti occupato senza titolo da una famiglia con due bambini piccoli, che da cinque anni non corrispondeva alcun canone di locazione. Le altre agenzie che mi avevano preceduto avevano incontrato ripetuti ostacoli nell’organizzare le visite e nel proseguire il percorso di vendita.

Prima di individuare una soluzione, volevo comprendere ciò che rendeva quella situazione tanto difficile.

Mi recai presso l’immobile, citofonai e cercai un contatto diretto con la signora che vi abitava. Lei scese con i bambini e cominciammo a parlare.

Il mio lavoro passa anche attraverso questi incontri: una domanda posta con discrezione, la disponibilità ad ascoltare, la pazienza di approfondire ciò che inizialmente appare incomprensibile. Esamino i documenti, raccolgo elementi sul posto e cerco di ricostruire le circostanze, affinché ogni decisione poggi su una conoscenza concreta della situazione.

In quel caso, dal colloquio emerse soprattutto il timore di lasciare l’appartamento senza sapere dove poter andare con la famiglia.

Le proposi di confrontarci da donna a donna, tenendo conto delle esigenze dei bambini e cercando una strada che consentisse di affrontare il problema senza acuire il conflitto. Gradualmente si instaurò un rapporto di fiducia e, insieme ad alcuni dirigenti dell’ente presenti a Torino, cercammo anche una possibile sistemazione alternativa.

Le opportunità considerate, tuttavia, non rispondevano al suo desiderio di rimanere insieme al marito e ai figli. Il dialogo aveva aperto uno spazio di collaborazione, ma la difficoltà abitativa rimaneva irrisolta.

Occorreva dunque individuare un’altra via, capace di tutelare il patrimonio dell’ente e di tenere conto delle condizioni effettive dell’immobile.

Orientai il lavoro verso la vendita dell’appartamento occupato, cercando un acquirente disposto a valutare consapevolmente le complessità dell’operazione. Il percorso si concluse con l’acquisto di entrambi gli appartamenti da parte di un investitore, che ne riconobbe il valore e accettò di farsi carico delle situazioni pregresse.

Dietro quella vendita vi era, però, una responsabilità più ampia.

Un testamento solidale affida al futuro una volontà di bene.

Ci sono persone che, molti anni prima della propria morte, scelgono di destinare una parte del patrimonio a un ente morale. Immaginano che ciò che hanno costruito e custodito possa, un giorno, sostenere un ospedale in Congo, una scuola in Palestina o un progetto di cura e istruzione.

Una casa può così diventare il mezzo attraverso il quale un’intenzione personale acquista una dimensione collettiva e si traduce in un aiuto concreto.

In quella scelta sono racchiusi valori, speranze e fiducia. Chi dispone un lascito affida ad altri il compito di proseguire un progetto al quale attribuisce un significato profondo.

Quando mi occupo di questi patrimoni, avverto la responsabilità di rispettare quella fiducia. La cura dedicata alla vendita incide sulle risorse che l’ente potrà destinare alla propria missione e, di conseguenza, sulle possibilità di realizzare gli intenti di chi lo ha scelto.

Per questo considero essenziale documentare con scrupolo il percorso seguito: il prezzo concordato, le attività svolte, le difficoltà affrontate e gli elementi valutati per raggiungere il massimo risultato ottenibile nelle condizioni concrete.

Rendere conto del proprio operato significa documentare l’impegno dedicato alla valorizzazione del bene e il rispetto della volontà testamentaria.

A questa attenzione si accompagna un lavoro meno visibile, ma altrettanto rilevante: la cura degli adempimenti che riguardano la vendita del patrimonio di questi enti.

Torino · Piazza San Carlo
Torino · Piazza San CarloFoto: m.i. · 2021

Per gli immobili che soddisfano i requisiti previsti dal Codice dei beni culturali, occorre affrontare anche la VIC, la verifica dell’interesse culturale, attraverso la quale il Ministero della Cultura accerta l’eventuale interesse culturale del bene, con conseguenze sul suo regime di tutela.

Si tratta di una procedura articolata, che richiede raccolta documentale, ricostruzione della storia dell’immobile e attenzione ai diversi passaggi amministrativi. Ne seguiamo direttamente l’iter per conto dell’ente, curando la predisposizione della pratica e l’interlocuzione con gli uffici competenti, ai quali spetta la valutazione.

Anche questo rientra nella responsabilità che assumiamo: accompagnare l’ente attraverso le complessità della vendita, affinché il patrimonio possa essere valorizzato nel rispetto degli adempimenti applicabili e della finalità alla quale è destinato.

A Torino, tutto questo ha significato esserci: cercare informazioni, incontrare le persone, ascoltare le difficoltà, esaminare le alternative e proseguire con perseveranza quando la prima soluzione non risultava praticabile.

Durante il soggiorno alloggiai a Venaria, della quale conservo un ricordo bellissimo. Alla memoria di quei luoghi si accompagna ancora il sorriso suscitato da quella domanda inattesa.

Il significato più profondo dell’esperienza, tuttavia, resta nella consapevolezza di aver contribuito a un passaggio importante: trasformare un patrimonio in risorse destinate a una missione di solidarietà.

È questo che rende particolare il lavoro di agente immobiliare per un ente morale. Seguire una vendita significa anche onorare una volontà e concorrere a realizzare il progetto di chi, attraverso un testamento solidale, ha scelto di continuare a fare del bene oltre la propria vita.

Maria Ippoliti · ClouCasa